//“Oltre la Grande Muraglia. Uno sguardo sulla Cina che non ti aspetti”
Oltre la Grande Muraglia

“Oltre la Grande Muraglia. Uno sguardo sulla Cina che non ti aspetti”

L’arrivo nella capitale del presidente Xi Jinping, atterrato giovedì pomeriggio per dare il via alla sua tre giorni italiana, ha riacceso i riflettori sul sodalizio tra Roma e Pechino, in queste settimane al centro del dibattito euro-atlantico per l’adesione del nostro Paese alle Nuove Vie della Seta. La strategia cinese, pensata per integrare a livello infrastrutturale l’Europa con l’Estremo Oriente e connettere così la massa eurasiatica, rovina i sonni di molte cancellerie occidentali, le quali non di rado alternano perplessità legittime a dogmatiche pregiudiziali.

Prescindendo da quali saranno realmente gli effetti sul medio-lungo periodo, è innegabile che la visita del presidente della Repubblica Popolare Cinese rappresenti un punto di svolta nelle relazioni tra i due Paesi, incidendo inevitabilmente sulle stesse dinamiche continentali, già messe a dura prova dal dossier Brexit e dalle imminenti elezioni di maggio.

Proprio la necessità di approfondire la parabola cinese in un mondo sempre più multipolare è stata ieri al centro della presentazione a Roma, presso i locali della FIDAF, di “Oltre la Grande Muraglia. Uno sguardo sulla Cina che non ti aspetti” (Università Bocconi Editore, 292 pp.), libro del diplomatico italiano Alberto Bradanini.

Nella sua lunga carriera Bradanini ha ricoperto diversi incarichi in Belgio, Venezuela, Norvegia e Nazioni Unite, rivestendo dal 2008 al 2012 la carica di Ambasciatore italiano in Iran. Una parte cruciale della sua attività diplomatica si è svolta però proprio in Cina, Paese dove ha passato quasi 10 anni. È stato infatti Consigliere Commerciale dell’Ambasciata italiana a Pechino dal 1991 al 1996, Console Generale d’Italia a Hong Kong dal 1996 al 1998 ed Ambasciatore italiano dal 2013 al 2015. Pochi anni prima, invece, era stato Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina della Farnesina, ruolo che ha svolto dal 2004 al 2007.

All’evento ha partecipato l’Ambasciatore Paolo Sannella, anch’egli diplomatico di lungo corso, attualmente presidente del Centro Relazioni con l’Africa della Società Geografica Italiana, nonché presidente dell’Istituto per la Promozione sull’Arbitrato nei Paesi Mediterranei (ISPRAMED).

Durante la serata di ieri, l’autore ha raccontato come “Oltre la Grande Muraglia” sia un’opera figlia non soltanto delle sue scelte professionali ma di una grande passione intellettuale, maturata negli anni verso una cultura ed una società millenarie, troppo spesso banalizzate o considerate superficialmente dai media italiani. Quella cinese è infatti una realtà composita, restia a semplificazioni schematiche, che il libro vuole dipanare in un’ottica multidisciplinare: dalla storia all’economia, dalle relazioni internazionali alla cultura.

Guardare la Cina può insegnare molto agli stessi occidentali, come ha mostrato il sinologo francese Franços Jullien nel confronto tra filosofia greca e pensiero confuciano. La visione dell’uomo imperniata sui valori della libertà, tipica dell’impostazione europea ed anglosassone, si confronta con una cultura altrettanto nobile, dove al primo posto viene l’armonia, con conseguenze anche politiche che arrivano fino ai giorni nostri.

L’ascesa di Pechino a livello globale rappresenta una sfida diretta al Washington Consensus, in affanno in quei Paesi del Terzo Mondo dove persistono radicati fattori di sottosviluppo, brecce dove la Cina è riuscita a inserirsi per perseguire i propri interessi nazionali. Nonostante la tumultuosa crescita (sia cinese che africana), appare ormai obsoleto parlare di un possibile G2 tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare, visto l’emergere ed il ritorno di diverse potenze, alcune destinate ad un ruolo di prim’ordine nella politica internazionale.

Ed è proprio qui che Washington sarà chiamata ad una dolorosa scelta. Perché il mondo dovrebbe accettare l’eccezionalismo americano e contrastare analoghi impulsi cinesi? La complessità del presente ci chiama ad intraprendere una terza strada, quella di un ordinato e pacifico multipolarismo. La famigerata “trappola di Tucidide”, ovvero l’idea di un’inevitabile conflagrazione bellica tra la potenza in (relativo) declino e quella in ascesa, è secondo Bradanini un’ipotesi fantastorica. Al contrario, lo spauracchio bellico è utile solamente per mantenere in salute i bilanci del complesso militare industriale, con buona pace del presunto scontro di civiltà.

Marco Valerio Solia