//Fincantieri, un gioiello italiano

Fincantieri, un gioiello italiano

Sin dai giorni successivi al crollo dell’ormai famigerato ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto scorso e costato la vita a 43 persone, oltre alla volontà di accertare le responsabilità (penali e morali) della tragedia, si è acceso un vivace dibattito intorno alla  ricostruzione di un’infrastruttura strategica per Genova ed il Nord-Ovest del Paese.

Rapidamente si è fatta strada l’ipotesi di affidare la ricostruzione del viadotto Polcevera a Fincantieri, uno dei “gioielli di famiglia” italiani sopravvissuti all’ondata di privatizzazioni degli anni ’90. A prescindere da quale sarà effettivamente la scelta del governo, due elementi significativi meritano di essere evidenziati: la volontà di estendere (quantomeno nelle dichiarazioni) il ruolo dello Stato quale attore economico (emblematico in tal senso il proposito di revocare la concessione ad Autostrade S.p.A.) e la crescita del colosso Fincantieri, la cui importanza appare evidente anche fuori dai confini nazionali.

Polikós ha già analizzato il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti nell’economia italiana, individuando il suo potenziamento come una delle possibili linee guida del nuovo esecutivo. In più occasioni, inoltre, abbiamo seguito le mosse delle aziende a partecipazione pubblica, specialmente quelle di carattere strategico. Con Fincantieri ci occuperemo oggi di una delle principali realtà industriali italiane, ripercorrendone punti di forza e proiezione internazionale.

L’azienda cantieristica di Trieste, con un fatturato di oltre 5 miliardi di euro (2017) e quasi 20.000 dipendenti (di cui circa 8.300 solo in Italia), è detenuta al 71,64% da Fintecna S.p.A., a sua volta totalmente di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, di cui l’azionista di maggioranza, come è noto, è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’82,77% delle azioni.

Nonostante la storia della cantieristica navale moderna possa vantare in Italia un’attività di oltre due secoli (di cui l’azienda può essere considerata l’erede), la fondazione di Fincantieri come società finanziaria di controllo dei principali cantieri italiani risale al 1959. Dalla sua costituzione fino al nuovo millennio Fincantieri ha fatto parte del gruppo IRI. Dopo la trasformazione di quest’ultima in società per azioni nel 1993 e la sua messa in liquidazione nel 2000, essa fu incorporata da Fintecna.

La nascita di Fincantieri nel 1959 si ispirava a quanto già avvenuto negli anni ’30 con la Finmare di Trieste, anch’essa del gruppo IRI, sorta nel ’36 con il compito di gestire e finanziarie le società di navigazione dell’epoca e la cui attività durò per oltre 60 anni, chiudendo i battenti soltanto nel 1998. Altri passaggi chiave nella storia di Fincantieri sono stati la trasformazione nel 1984 in società operativa e, nel più recente 2014, la quotazione in borsa.

Una delle battaglie internazionali affrontate dal gruppo industriale italiano si è svolta l’estate scorsa, creando anche un caso diplomatico tra Italia e Francia. Il riferimento è ovviamente all’affare dei cantieri di Saint-Nazaire, che ha visto un lungo braccio di ferro tra Roma e Parigi. Esso si è verificato in seguito al fallimento della sudcoreana Stx Offshore & Shipbuilding, che deteneva la maggioranza delle azioni di Stx France, la società che controllava i cantieri di Saint-Nazaire (alla foce della Loira, non lontano da Nantes).

In seguito alla presentazione di un’offerta altamente competitiva e delle successive trattative con Hollande, Fincantieri era riuscita ad aggiudicarsi il 48,7% delle quote di Stx, percentuale che, sommata al 6% della Fondazione Cr di Trieste, dava agli italiani la maggioranza assoluta. Ai francesi sarebbe rimasto in mano il 45,3% (33% in mano statale ed il 12% alla Dcns, società privata specializzata nella realizzazione di navi militari).

A fine maggio del 2017, tuttavia, fu Macron a bloccare tutto. L’Italia rifiutò la proposta francese di detenere il 50% di Stx France, reclamandone la maggioranza. Si arrivò dopo mesi di trattative ad un accordo sostanzialmente soddisfacente per entrambi i Paesi: oltre al 50% iniziale la Francia avrebbe anche “prestato” per 12 anni un altro 1%, permettendo così agli italiani di possedere la maggioranza a patto di incontri regolari tra le parti per delineare una strategia aziendale reciprocamente profittevole. Parigi avrebbe sì potuto riprendersi tale decisivo 1% ma tale mossa avrebbe consentito all’Italia di vendere la propria metà di Stx France ai francesi, costringendo Parigi ad un esborso significativo, tanto da far apparire tale ipotesi una extrema ratio. Per l’Italia, inoltre, l’accordo è vantaggioso anche per la composizione del nuovo consiglio di amministrazione, formato da 4 consiglieri francesi e 4 italiani ma con questi ultimi che possono esprimere l’amministratore delegato ed il presidente (il cui voto vale doppio).

Quella dei cantieri di Saint-Nazaire è certamente una delle operazioni più significative degli ultimi anni ma non bisogna dimenticare che l’azione internazionale di Fincantieri si estende su numerosi altri Paesi. Nel gennaio 2013, ad esempio, Fincantieri ha ottenuto il controllo della norvegese VARD, estendo così la propria presenza in numerosi porti del mondo: da Vũng Tàu in Vietnam a Brăila in Romania, passando per Brasile e Norvegia, con l’acquisizione di VARD Fincantieri ha implementato le proprie attività all’estero, che pur presentavano già esempi di successo.

Dal 2009 Fincantieri ha acquisito la maggioranza dell’americana Manitowoc Marine Group dalla società controllante The Manitowoc Company, potendo così gestire i cantieri di Marinette e Sturgeon Bay, entrambi nel Wisconsin. Il primo di essi è dedicato alla realizzazione di navi militari mentre il secondo lo è per quelle commerciali e per le riparazioni. Sempre negli USA Fincantieri commercializza sistemi e componenti navali attraverso la controllata Fincantieri Marine Systems North America, con sede in Virginia. Gli affari con gli Stati Uniti non hanno impedito a Fincantieri di chiudere importanti accordi commerciali nel 2014 con la Cina, più precisamente con Carnival Corporation e China State Shipbuilding Corporation.

Dal quadro qui emerso, si comprende il ruolo cruciale di Fincantieri, che nel suo settore rappresenta il maggior attore di tutto l’Occidente. A prescindere dalle scelte future dell’esecutivo, richiamate all’inizio dell’articolo, Roma sa di possedere un vero e proprio gioiello industriale, in grado di competere con gli altri pesi massimi globali. Nella crisi strutturale che stiamo attraversando, le aziende di Stato possono rappresentare uno dei principali sostegni al sistema Paese, affinché l’Italia possa ritagliarsi spazi di manovra sempre più significativi. Per tornare protagonisti.

Marco Valerio Solia