//2018 anno record per la quotazione delle PMI su AIM-Borsa Italiana

2018 anno record per la quotazione delle PMI su AIM-Borsa Italiana

Sono 114 le piccole e medie imprese italiane, perno del tessuto industriale nazionale, che trovano spazio, ad oggi, all’interno del mercato borsistico dedicato alle piccole realtà societarie: l’AIM.

Attivo dal primo marzo 2012, il “mercato alternativo dei capitali” ha rappresentato sin dalla sua nascita una grande opportunità per le società italiane minori, le quali hanno potuto finalmente ampliare la platea dei propri investitori, oltrepassando i confini della penisola ed attirando numerosi azionisti internazionali.

La novità rappresentata dall’AIM ha portato nel 2018 a superare, in termini di numero di società ammesse alla quotazione, il tradizionale mercato MTA delle grandi multinazionali, con ben 30 aziende ammesse e 25 IPO (offerta pubblica iniziale) per una raccolta complessiva di 1,3 miliardi di euro, secondo quanto dichiarato lo scorso 27 novembre da Barbara Lunghi, responsabile “Small e Mid Cap” del mercato primario di Borsa Italiana.

Al 30 ottobre 2018 la capitalizzazione totale sul mercato (ovvero la somma del volume dei titoli venduti da ciascuna società moltiplicato per il relativo prezzo del titolo) è stata di 7,1 miliardi di euro, comprendendo 13 settori differenti, in particolar modo quelli finanziario, industriale e dei media.

Gli investitori esteri sono ormai la maggioranza, il 52%, ed i principali azionisti stranieri sono svizzeri, inglesi, spagnoli e americani, con un investimento medio di un milione per azionista istituzionale.

Le Pmi che ottengono l’ammissione in Borsa Italiana sono società che posseggono fondamentali solidi e buone prospettive di crescita. A caratterizzarle vi sono principalmente:

  • Orientamento alla creazione di valore
  • Strategia chiara e sostenibile
  • Trasparenza contabile
  • Buon posizionamento competitivo
  • Autonomia gestionale
  • Ricavi e marginalità in crescita
  • Valida struttura manageriale
  • Struttura finanziaria solida

I benefici dell’AIM sono molteplici, fra tutti il raggiungimento di capitali utili a finanziare la crescita, aumentare la visibilità internazionale, nonché favorire il processo di valutazione dell’impresa sia all’interno che all’esterno, grazie alla maggiore trasparenza derivante da bilanci che rispettano gli stringenti requisiti internazionali di contabilità.

La leva con cui il mercato AIM ha prodotto un tale successo, soprattutto negli ultimi due anni, va ricercata però nella nuova normativa in tema di semplificazione al processo di ammissione e, in particolar modo, nelle agevolazioni fiscali.

In seguito all’approvazione della precedente legge di bilancio 2018, le società che rispettano i requisiti SME (small-medium enterprise, o semplicemente, pmi) elaborati dalla Commissione Europea, godono di un credito di imposta, riconosciuto dallo Stato, del 50% dei costi di consulenza sostenuti dall’impresa in fase di IPO, pari a un massimo di 500.000 euro per azienda.

Per poter essere classificate come SME le società devono perciò rispettare i seguenti requisiti:

– Micro imprese: fatturato minore di 2 mln, dipendenti minori di 10, totale investito minore di 2 mln.

– Piccole imprese: fatturato minore di 10 mln, dipendenti minori di 50, totale investito minore di 10 mln.

– Medie imprese: fatturato minore 50 mln, dipendenti minori di 250, totale investito minore di 43 mln.

Vista l’importanza di accrescere gli investimenti, sia italiani sia esteri, sul territorio nazionale, l’auspicio è quello di assistere all’ingresso del maggior numero di piccole e medie imprese nel mercato azionario anche per l’anno venturo. La lista di società interessate a quotarsi in AIM nel 2019 è infatti soddisfacentemente lunga, facendo pensare che il trend  positivo possa proseguire.

Michel Baggieri