//Carige, il sistema bancario è appeso ai salvataggi di Stato

Carige, il sistema bancario è appeso ai salvataggi di Stato

Dopo il voto favorevole alla Camera, tra il 5 ed il 7 marzo verrà preso in esame al Senato il Decreto Legge n.1/2019 relativo agli interventi a sostegno di Banca Carige, che già nella prima lettura ha registrato un’ampia convergenza tra le diverse forze politiche.

Banca Carige si trova attualmente in amministrazione straordinaria dopo che gli stress test sviluppati dalla BCE nell’autunno del 2018 avevano fatto emergere segni di debolezza nella situazione patrimoniale dell’istituto ligure. Il patrimonio di vigilanza ammontava infatti al 12,19% delle attività ponderate al rischio, rispetto al 13,125 richiesto da Francoforte.

Per evitare il commissariamento, già durante l’Assemblea straordinaria dello scorso 22 dicembre l’istituto finanziario aveva provato a far passare un aumento di capitale per un valore di 400 milioni di euro. L’esito negativo della votazione aveva però portato alle dimissioni di 4 membri del consiglio di amministrazione, determinandone la decadenza e provocando la decisione da parte della BCE di nominare nel gennaio un’amministrazione straordinaria.

Il provvedimento che passerà sotto la lente di Palazzo Madama si articola in tre punti principali. Oltre alla concessione della garanzia pubblica sulle passività di nuova emissione (i bond statali) e sui finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia per coprire il deficit di liquidità, il MEF sarà infatti autorizzato a sottoscrivere o acquistare azioni dell’istituto ligure. Lo Stato diventerà così garante sulle nuove emissioni di bond fino a 3 miliardi di valore nominale, mentre un fondo di 1,3 miliardi sarà destinato alla sottoscrizione delle nuove azioni ed al finanziamento degli oneri sulle passività di nuova emissione.

Il provvedimento in questione non è certamente il primo in materia: tra il 2015 ed il 2017 i decreti di urgenza approvati per il “salvataggio” delle banche italiane (tra programmi di risoluzione, garanzia delle sofferenze, fondo di solidarietà e fondo indennizzo risparmiatori) sono stati 6 e ne hanno beneficiato ben 7 istituti di credito (Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Chieti, MPS e le più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza).

Le cause principali che hanno portato questi istituti a dover ricorrere all’intervento pubblico sono provenute prevalentemente da carenze di liquidità sufficiente a garantire il finanziamento di medio/lungo termine, oltre all’eccessiva quantità di crediti deteriorati nel proprio attivo. Ciò, in particolare, ha portato i bilanci bancari ad avere indici di patrimonializzazione più bassi rispetto a quelli richiesti dalle autorità di vigilanza.

La Garanzia di cui godrà Banca Carige, oltre a numerose altre condizioni, sarà applicata su prodotti semplici di tipo Senior (quelli cioè con grado di rischiosità ridotto) e prevede il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza con interessi calcolati con tasso fisso e predeterminato.

Tuttavia, se le passività non saranno rimborsate entro due mesi, l’istituto sarà tenuto a presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditività e la capacità di raccolta a lungo termine senza ricorrere al sostegno pubblico, da sottoporre alla Commissione Europea. La vicenda Carige rappresenta dunque l’ennesimo episodio di sofferenza che contraddistingue il sistema bancario italiano, che dall’inizio della crisi fatica a navigare in acque più serene.

Michel Baggieri