//Minibot. Le ragioni del “sì”

Minibot. Le ragioni del “sì”

Da settimane al centro del dibattito pubblico, la possibile introduzione dei Minibot ha provocato un clima di allarmismo ingiustificato. I Minibot sono una moneta parallela a corso legale? No. I Minibot sono uno strumento di compensazione della fissità del cambio e dei vincoli di bilancio imposti dai trattati Ue? Sì. Analizziamo l’oggetto della proposta presentata in Parlamento dal presidente della Commissione bilancio on. Claudio Borghi, svelandone arcani e allontanando infondati spauracchi.

La mozione presentata ed approvata in Parlamento prevede l’impegno, da parte del governo, di accelerare l’adempimento del pagamento dei debiti della P.A. attraverso modalità quali la compensazione tra debiti e crediti, nonché attraverso strumenti quali i titoli di Stato di piccolo taglio.

Nel novero dei crediti vantati dai privati nei confronti della P.A. figurano anche quelli più generalmente chiamati crediti commerciali, ossia corrispondenti a pagamenti non ancora effettuati dallo Stato, o dagli enti locali, per forniture e prestazioni. Tali crediti, che il privato vanta nei confronti della P.A., vengono per proprietà transitiva direttamente tradotti in debiti nel bilancio pubblico, per un ammontare stimato, in Italia, di oltre 50 miliardi di euro. Questi rendono insolvente il Paese non solo nei confronti del creditore, ma anche delle normative comunitarie, il cui mancato rispetto ha visto il nostro deferimento da parte della Commissione europea alla Corte di giustizia della UE.

L’idea alla base della mozione è la seguente: piuttosto che reperire sul mercato – attraverso l’emissione di ulteriori titoli del debito pubblico – le necessarie risorse utili alla solvibilità effettiva dei debiti contratti con i privati per prestazioni finalizzate alla realizzazione di scopi rientranti nel parametro economico del fattore “spesa”, gli stessi titoli verrebbero offerti direttamente come mezzo di pagamento, su base volontaria, ai creditori. L’opzione volontaria consentirebbe al creditore, in alternativa all’attesa del pagamento, di potere accettare il titolo, disponendo così di uno strumento più facilmente riutilizzabile (essendo un titolo di Stato), presso una banca o sul mercato finanziario.

Esiste un dato di funzionalità, tale per cui il Minibot si differenzia, in quanto titolo di Stato di piccolo taglio, rispetto a un normale bot: data la dimensione del taglio, i titoli potrebbero, invece che essere liquidati sul mercato finanziario, venire direttamente utilizzati dalle imprese come mezzo di pagamento. L’impresa fornitrice dello Stato potrebbe quindi girare il Minibot ricevuto in ottemperanza del proprio credito direttamente ad un’altra impresa disponibile ad accettarlo. Accadrebbe quindi una doppia combinazione di politica economica: aumento della spesa e, quindi, della domanda aggregata.

Il Minibot potrebbe perciò arrivare a svolgere un ruolo analogo a quello della moneta. La condizionalità è dettata dall’accettazione o meno, da parte dei soggetti, di tale mezzo come pagamento, riconoscendone il valore. Nel caso della cartamoneta, l’elemento dell’accettazione è legittimamente rafforzato dal fatto che ad essa sia dato corso legale dallo Stato, cioè che sia obbligatorio accettare la banconota per estinguere un debito.

L’eventuale illegalità dell’operazione, dichiarata per bocca del presidente della BCE Draghi sarebbe corretta solo nel caso in cui per moneta intendessimo, appunto, quella legale. I Trattati UE (art. 128 TFUE) attribuiscono infatti, all’interno dell’eurozona, solo al sistema delle Banche centrali il monopolio nell’emissione di banconote, ma, come detto, questa opzione sembra in concreto essere stata esclusa nel caso di specie, trattandosi di titoli di Stato, non di moneta legale. Esiste nei fatti un limpido e quotidiano esempio di moneta senza corso legale utilizzata dai privati e dal pubblico negli scambi: i buoni pasto, metodo di solvibilità di un debito accettati in pagamento come sostituto delle banconote.

L’accettazione, da parte dei privati, dei Minibot come forma di pagamento potrebbe essere facilitata dalla opportunità di riutilizzarli per il pagamento delle imposte, o per l’estinzione di altri debiti verso lo Stato. Una formula di “do ut des”, i cui protagonisti sono lo Stato ed il cittadino. L’idea di fondo è quella secondo la quale tale convertibilità immediata potrebbe garantirne l’accettazione alla pari, cioè al loro valore nominale.

L’effetto economico di ciò sarebbe una monetizzazione del debito: i Minibot rimarrebbero in circolazione, venendo così assorbiti nel circolo della liquidità totale, e lo Stato si sarebbe finanziato senza pagare interessi, facendo valere un dato fondamentale delle leve di politica economica e monetaria. L’aumento di debito, i cui timori sono a prescindere strutturalmente infondati nel caso di uno Stato sovrano del calibro economico dell’Italia, avverrebbe soltanto nel caso in cui i crediti commerciali non fossero certificati. Se un debito è certificato, il pagamento del debito con altro strumento di debito non aumenta il totale, ma ne lascia invariato il numero, creando però al contempo un benefico aumento di liquidità per il creditore.

Dario Stefano Lioi