//Pagamenti elettronici e uso del contante. A che punto è l’Italia?

Pagamenti elettronici e uso del contante. A che punto è l’Italia?

Dal primo gennaio 2019 la Banca Centrale Europea ha bloccato la produzione e la stampa del taglio più grande di banconote finora in circolazione, quello da 500 euro. La decisione è stata presa dopo un’attenta analisi inerente il finanziamento ai gruppi terroristici e, più in generale, le attività illecite, che ha evidenziato come il taglio da 500 euro fosse il più utilizzato nelle operazioni di riciclaggio di denaro ed in altre attività illegali.

Il risultato dello studio ha dunque mostrato come tale banconota permettesse più facilmente l’immagazzinamento ed il trasporto di ingenti quantità di denaro derivanti o dirette verso operazioni criminali. A conclusioni simili è pervenuto il Financial Times: l’autorevole testata economica ha infatti analizzato l’uso del contante ed il progressivo diffondersi di modalità elettroniche di pagamento.

Per quanto l’utilizzo di grosse somme di contanti non sia automaticamente legato al suo reimpiego in attività criminose, è di tutta evidenza come la minor trasparenza e tracciabilità di questo tipo di pagamento renda più semplice, se non il riciclaggio, quantomeno l’evasione fiscale (in particolare l’evasione dell’Iva, che rappresenta a livello europeo l’imposta più evasa).

Negli ultimi 10 anni il legislatore italiano si è dimostrato particolarmente sensibile a questo tema. Per le transazioni commerciali in contanti si è infatti passati da un tetto massimo di 10.329 euro nel 2002 ai 999 euro stabiliti dal governo Monti nel 2011, aumentati nel 2016 dal governo Renzi a 3.000 euro.

Non bisogna ovviamente demonizzare il contante, è però vero che l’utilizzo di strumenti elettronici di pagamento rappresenti un sistema più trasparente, sicuro ed economico. Il pagamento elettronico rende infatti più facile la tracciabilità della transazione e, di conseguenza, aumenta le possibilità di un efficace contrasto all’evasione fiscale.

Non solo: rappresenta uno strumento di tutela per il consumatore stesso, il quale ha maggiori possibilità di vedersi rimborsare il denaro in caso di reso di merci o di truffe. L’utilizzo di moneta digitale porta, inoltre, ingenti vantaggi anche alle banche, posto che le spese di gestione del denaro contante rappresentano circa il 10% della voce costi in bilancio.

Non è un caso dunque che, in una recente analisi condotta dalla Banca Centrale Europea sull’utilizzo del contante, emerga come negli ultimi anni l’utilizzo dei pagamenti elettronici da parte dei consumatori sia in costante aumento.

Nel 2016, anno cui fanno riferimento i dati raccolti, l’utilizzo del contante per i pagamenti si attestava al 78,8% delle transazioni totali, mentre i pagamenti elettronici arrivavano ad un significativo 19,1%.

Dall’analisi risulta che i pagamenti in contanti sono più utilizzati nei Paesi del Sud Europa, mentre al Nord la percentuale di pagamenti elettronici è più elevata. La media europea è comunque ancora ben lontana della Svezia, primatista mondiale per utilizzo di pagamenti elettronici, dove ben l’89% delle transazioni avviene ormai in forma digitale.

L’aumento dei pagamenti elettronici è dovuto sia all’impetuoso sviluppo dell’e-commerce sia alla crescita dell’internet of things tramite app e cellulari sempre più interconnessi.

I dati raccolti dalla BCE sono stati successivamente utilizzati dalla Banca d’Italia per analizzare nello specifico lo stato dell’arte del nostro Paese. Nella penisola, infatti, il contante è impiegato per circa l’86% delle transazioni, mentre l’utilizzo di pagamenti elettronici è tra i più bassi d’Europa (circa il 12,9%).

Il ritardo italiano nella digitalizzazione dei pagamenti è dovuto a molteplici fattori, come la facilità di reperire contante stante la capillare diffusione di ATM, la tradizionale ritrosia ad accettare pagamenti con carta e, non ultimo, la mancanza di finanziamenti e sviluppo del settore da parte delle stesse banche.

Ad ogni modo, nel 2017 si è registrato un aumento complessivo dell’1,9% delle transazioni digitali per un valore assoluto pari al 4,9%. Nonostante ciò è continuato ad aumentare anche il contante in circolazione, che ha raggiunto una percentuale dell’11,6% sul Pil rispetto ad una media europea del 10,1%.

La sempre maggiore digitalizzazione dell’economia necessiterebbe forse di un ripensamento del tradizionale concetto di transazione. Del resto, il passaggio da contante a sistemi elettronici non può che portare benefici, a patto che sia sostenuto da una normativa che rafforzi e garantisca la privacy del consumatore.