//Il rilancio delle infrastrutture sportive passa da San Siro

Il rilancio delle infrastrutture sportive passa da San Siro

Il 26 settembre le dirigenze di Inter e Milan hanno presentato al Politecnico di Milano due diversi progetti per un nuovo stadio. Entrambe le proposte prevedono una demolizione totale dell’attuale Meazza con una pesante riqualificazione del quartiere ed un nuovo stadio costruito da zero, con capienza ridotta da 78.000 posti (con 3.800 posti premium) a 65.000 (con 12.500 posti premium), ed un’ altezza massima di 30m invece degli attuali 68m.

La prima proposta, firmata dal colosso statunitense dell’architettura sportiva Populous è ispirato all’architettura storica milanese. Una serie di segmenti costituiscono la struttura esterna ricordando i contrafforti gotici del Duomo, mentre la facciata esterna delle gradinate è avvolta da un rivestimento in vetro che rimanda alla Galleria Vittorio Emanuele. Al posto dell’attuale stadio, dovrebbe sorgere un parco verde di 22 ettari ed una serie di edifici con funzioni miste, tra cui spiccano due grattacieli che ricordano quelli recentemente costruiti nel quartiere CityLife.

La seconda proposta, firmata dallo studio Manica Architecture (USA) insieme allo studio italiano Sportium, nasce dall’idea stilistica di due anelli concentrici, che rappresentano l’unione e al tempo stesso la continua rivalità tra le due compagini cittadine. Oltre allo stadio, un alto grattacielo e due torri minori svettano sul nuovo parco, con il prato dell’attuale San Siro che verrebbe riproposto come campo da gioco pubblico, posizionato sul tetto di nuovi edifici commerciali.

La terza proposta, portata avanti dal Comune, è quella di una ristrutturazione dell’attuale stadio. L’ipotesi di intervenire sull’esistente, con l’eliminazione del terzo anello e l’ampliamento del primo, è stata scartata a priori dalle due società, secondo le quali il costo di una ristrutturazione si aggirerebbe intorno ai 510 milioni di euro, (contro i 650 milioni di euro del nuovo stadio) ai quali andrebbero aggiunti i disagi dovuti dal non potere giocare le gare interne a Milano, o di giocarle con capienza ridotta, con un mancato introito stimato in circa 100 milioni.

Se il sindaco Giuseppe Sala sembra non prendere una posizione chiara, fermo restando la volontà di mantenere fede alla promessa di una cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 2026 allo stadio San Siro, il Consiglio comunale, chiamato a dichiarare o meno l’interesse pubblico del progetto entro metà ottobre, sembra pendere per il no al progetto.

Come riportato da Il Sole 24 Ore, dei 48 consiglieri, ad oggi, sarebbero 20 per un no secco, 7 tendenzialmente non favorevoli, 19 indecisi ma aperti al dialogo e 2 favorevoli, uno dei quali risulta essere l’ex candidato sindaco Stefano Parisi, unico ad essersi esposto pubblicamente, che ha definito il progetto “un’occasione di crescita da realizzare senza indugi”.

In attesa quindi del voto consiliare sull’utilità pubblica, atteso intorno al 15 di ottobre, il fronte del no ha richiesto una nuova perizia, realizzata da terzi, per valutare costi e tempi di una ristrutturazione dell’attuale stadio, mentre pende sul comune la velata minaccia, da parte dei club, di trasferire l’impianto a Sesto San Giovanni, nell’ ex area Falck (dove l’ad Giuseppe Bonomi ha già manifestato il suo consenso), soluzione che comporterebbe sul lungo periodo ingenti perdite per le casse comunali.

Il nuovo stadio di Milano andrebbe ad aggiungersi alla lista dei nuovi impianti di proprietà dei club, insieme all’Allianz Stadium di Torino, alla Dacia Arena di Udine, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, al Benito Stirpe di Frosinone ed all’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, appena ristrutturato. Numeri che faticano ancora a reggere il confronto con altre nazioni europee, come l’Inghilterra o la Germania, dove un lento processo di riammodernamento delle infrastrutture ha portato risultati concreti a livello di crescita sia sportiva sia di introiti per i club, con una media in Bundesliga di 45.000 spettatori a partita, contro i 23.500 della serie A.

Con la “Legge sugli stadi” del 2013 è stato fatto un primo passo per cercare di invertire questa tendenza, ma restano ancora isolati, e quasi tutti in provincia, i casi di applicazione della nuova normativa. Scommettere su nuove infrastrutture non è solo una condizione necessaria per migliorare i risultati agonistici ma un’occasione preziosa per attrarre investimenti e, talvolta, riqualificare interi quadranti cittadini. Un’occasione che le amministrazioni comunali non dovrebbero lasciarsi sfuggire.

Edoardo Castracane