//Suez 150. Passato e futuro del Canale che ha cambiato il volto del commercio globale

Suez 150. Passato e futuro del Canale che ha cambiato il volto del commercio globale

Il 17 Novembre 1869 veniva ufficialmente inaugurato il Canale di Suez, un’opera straordinaria che ha rivoluzionato le rotte marittime e permesso di unire tre continenti. Al suono del Rigoletto ed in attesa dell’Aida – commissionata per quell’occasione, ma rappresentata per la prima volta “solo” due anni dopo –, le teste coronate di tutta Europa (e non solo) celebrarono l’inizio di una nuova era per il commercio mondiale e il prepotente ritorno del Mediterraneo al centro degli scambi internazionali.

Furono necessari 10 anni di lavori, basati sul progetto dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli, per collegare finalmente Porto Said e Suez, tagliando l’omonimo istmo e mescolando le acque del Mediterraneo con quelle del Mar Rosso. Il merito andò però quasi esclusivamente ai francesi, dato che i lavori furono portati avanti e diretti (anche a causa della morte del Negrelli) dall’abile diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, a capo della Compagnia Universale del Canale di Suez.

Alla stessa Compagnia fu affidata (con una concessione di 99 anni) la gestione dell’idrovia, controllata in una prima (breve) fase da francesi ed egiziani, che avevano finanziato l’impresa rispettivamente per il 56 ed il 44%. Dopo solo 8 anni, infatti, una crisi finanziaria costrinse l’allora Khedivè Isma’il Pascià a vendere le proprie quote al governo britannico, sancendo il predominio franco-britannico per alcuni decenni. Esattamente fino al 1956, quando il presidente egiziano Gamal Nasser stabilì (con 14 anni di anticipo rispetto al temine della concessione) la nazionalizzazione del Canale, dando vita alla crisi di Suez e alla conseguente fine dell’influenza europea.

A quasi 60 anni di distanza, nell’agosto del 2015 il governo egiziano ha riportato un nuovo successo, raddoppiando parte del Canale. Un investimento pubblico da 8,2 miliardi di dollari ha permesso di creare un canale parallelo di 34 km, consentendo il transito a due vie lungo parte del percorso e riducendo da 18 a 11 ore i tempi di navigazione necessari a percorrere i 193 km complessivi.

Con una larghezza di 205-225 metri ed una profondità di 24 metri, questa autostrada del mare consente oggi il transito a 97 navi al giorno, senza limiti di dimensione. Da Suez passa il 9-10% del commercio globale e gli incrementi percentuali di merci e navi sembrano destinati ad aumentare ulteriormente, anche grazie agli effetti della Belt & Road Initiative (BRI) cinese.

L’istituzione nel 2015 della Zona Economica Speciale del Canale di Suez (SCZ) ha come obiettivo la trasformazione dell’intera area in un hub industriale e logistico in grado di attirare investimenti stranieri. Il progetto egiziano prevede inoltre un piano di potenziamento dei porti vicini al Canale, delle infrastrutture collegate e la possibilità per le aziende che vi operano di essere partecipate al 100% da società estere (non viene imposta partecipazione locale). L’Italia non può non rispondere a questa chiamata e gli incontri bilaterali a vari livelli lasciano ben sperare.

L’evento che si terrà venerdì 8 novembre presso l’Accademia d’Egitto, organizzato dall’Associazione Polikós in collaborazione con l’Ambasciata d’Egitto in Italia, analizzerà l’importanza del Canale nei suoi molteplici aspetti e vedrà la partecipazione di illustri Relatori, quali Hisham Badr (Ambasciatore d’Egitto in Italia), Diego Brasioli (Vice Direttore Generale Affari Politici del MAECI), Cesare Trevisani (Presidente della Joint Italian Arab Chamber of Commerce), Jeannie Gregori (Responsabile Rapporti Internazionali di Assarmatori) e Nicolò Sartori (Direttore Programma Energia, Clima e Risorse dell’Istituto Affari Internazionali).

Davide Garavoglia