//L’Italia è pronta ad ospitare le Olimpiadi invernali 2026

L’Italia è pronta ad ospitare le Olimpiadi invernali 2026

Il Consiglio nazionale del Coni ha deliberato all’unanimità di inviare al Comitato Olimpico Internazionale una candidatura italiana ai Giochi Olimpici e Paraolimpici Invernali 2026. In corsa per ospitare i giochi Milano, Torino e Cortina.

Sarà una commissione ad hoc disposta dal Coni a valutare i 3 dossier presentati sulla base di 13 punti, tra i quali occupano un posto di primo piano la sostenibilità economica e ambientale, le motivazioni strategiche della candidatura ed il pieno supporto politico da parte della Regione e del Consiglio Comunale. Come ha precisato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, la commissione, guidata dal segretario generale Carlo Mornati, oltre a studiare i dossier, dovrà confrontarsi anche con i rappresentanti delle tre realtà.

Il responso degli esperti arriverà in seguito alla prossima riunione del consiglio nazionale il I  agosto o, più probabilmente, il 10 settembre. Una volta scelto il nome della città che rappresenterà la candidatura italiana, bisognerà attendere la decisione finale del Comitato Olimpico Internazionale che verrà presa a Buenos Aires il prossimo ottobre.

In seguito all’incontro con i vertici del Coni a Roma, Roberta Guaineri ed Antonio Rossi, rispettivamente assessore al Turismo ed allo Sport del Comune di Milano e sottosegretario con delega ai grandi eventi sportivi della Regione Lombardia, si sono detti certi della solidità e della caratura internazionale della proposta meneghina, che rispetta la “new norm” dell’Agenda Olimpica CIO 2020, sottolineando anche  l’endorsement  ricevuto da Gian Franco Kasper, presidente della Federazione Internazionale Sci.

Se attualmente la candidatura di Milano e Valtellina appare forte, non si può dire lo stesso di Torino, dove il sindaco Appendino, in seguito a problemi interni alla maggioranza, sta avendo difficolta con «l’ acquisizione della delibera piena e incondizionata del consiglio comunale» inserita nei punti delle tredici linee guida indicate dal governo.

Tiene banco anche l’ipotesi di un ticket tra le due città. Nella delibera della giunta milanese, infatti, è stata confermata la decisione di promuovere e sostenere la candidatura anche nel caso di candidatura condivisa, con Milano come capofila. Ipotesi che non dispiace al sindaco Giuseppe Sala, che ha però sottolineato come «una deve essere capofila e l’altra in supporto, ma sia io che il sindaco Appendino vorremmo le nostre rispettive città alla guida. Temo quindi che non se ne venga fuori».

L’idea di una candidatura condivisa non dispiace neanche al presidente del Coni, Giovanni Malagò, il quale ha ribadito che la commissione valuterà tutte le strade percorribili ma sceglierà l’opzione più forte, con l’augurio che una volta uscito il vincitore non ci sarà fuoco amico da parte della politica, ma una forte unità di intenti. Il numero 1 dello sport italiano ha inoltre ricordato come dopo le Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, l’Italia abbia poi ospitato le storiche Olimpiadi di Roma del 1960.

Proprio la candidatura di Cortina merita di essere valutata attentamente. Oltre ad aver ospitato l’edizione del 1956 (si era aggiudicata già le Olimpiadi invernali del 1944, non disputatesi per ragioni belliche), presenterebbe costi estremamente competitivi, congiuntamente ad un prevedibile gioco di squadra tra istituzioni locali e territorio. Secondo Luca Zaia, la candidatura di Cortina «non prevede la costruzione di nessun nuovo impianto sportivo permanente, ad eccezione del palazzetto del ghiaccio che sarà realizzato a Bolzano da un privato, secondo un progetto già previsto prima che si pensasse alla candidatura». Inoltre, sempre riportando le parole del governatore veneto, «la candidatura di Torino costerà 458 milioni di investimenti pubblici su impianti, più altri 220 su mobilità e infrastrutture di area vasta, per un totale di 678 milioni di euro di spesa pubblica, contro i 380 milioni di Cortina Dolomiti Unesco».

Da non sottovalutare è, infine, la grande questione dell’eredità che manifestazioni sportive di questo calibro lasciano nelle città ospitanti. Nonostante la gestione degli impianti montani abbia comportato diversi problemi, a 12 anni dai giochi invernali del 2006 il turismo a Torino ed in Piemonte è cresciuto, anche grazie alla visibilità internazionale offerta dalle Olimpiadi, che hanno permesso di far conoscere ad un pubblico più vasto le eccellenze storiche, culturali e paesaggistiche di tutto il territorio.

A questo va poi aggiunto un lascito materiale fatto dalle strutture realizzate in giro per la città, di un villaggio olimpico riconvertito in abitazioni e, soprattutto, della linea 1 della metropolitana, attesa da decenni e che forse, senza le Olimpiadi, non avrebbe mai visto la luce.

La speranza ovviamente è che l’Italia riesca ad aggiudicarsi le Olimpiadi invernali 2026, cercando di archiviare i dolorosi ricordi del trasferimento ad Amsterdam dell’Agenzia europea del farmaco (EMA), sfumata per un lancio di monetina. Questa volta la scelta dipenderà esclusivamente dai progetti presentati e cruciale sarà la capacità del nostro Paese di farsi “sistema”, in grado di portare a casa il risultato e replicare il successo internazionale di EXPO 2015.

Edoardo Castracane