//Big Data, STEM ed Intelligenza Artificiale: Trieste Next guarda al futuro

Big Data, STEM ed Intelligenza Artificiale: Trieste Next guarda al futuro

L’interconnessione e la strabordante mole di informazioni a disposizione sono due degli elementi maggiormente caratterizzanti la nostra epoca digitale. La conservazione di imponenti quantità di dati aggregati rappresenta, per Stati, imprese, agenzie d’intelligence e centri di ricerca, un campo d’azione ineludibile per prevenire possibili minacce ed anticipare i trend in corso. Quello dei Big Data diventa così un fattore strategico della competizione internazionale, in grado di plasmare le future gerarchie globali.

Per comprendere le dimensioni del fenomeno basti pensare che ogni giorno vengono prodotti circa 2.5 exabyte di dati, con la produzione mondiale che raddoppia di anno in anno e che, entro il 2020, secondo uno studio condotto da Interactive Data Corporation, raggiungerà i 44 zettabyte (miliardi di miliardi di gigabyte).

L’eccesso d’informazioni, con il conseguente rischio di non riuscire a metabolizzarle ed a dividere tra informazioni utili e “rumore”, è una criticità che affligge la stessa ricerca scientifica, causando alla collettività ripercussioni negative in termini di sviluppo, benessere e competitività. Non aiuta, in questo senso, neanche la ormai consolidata prassi accademica del “publish or perish”, pubblica o muori, che ha come conseguenza il prevalere dell’aspetto quantitativo su quello qualitativo, provocando dispersione e moltiplicazione del superfluo.

L’impatto dei Big Data sulle cosiddette “scienze dure” sarà al centro di uno degli eventi più significativi di quest’autunno, Trieste Next, la cui ottava edizione (che si svolgerà dal 25 al 27 del mese) ha come titolo “Big Data, Deep Science: il futuro della scienza e degli umani nell’era dell’intelligenza aumentata”. Parallelamente alla giornata conclusiva del festival, inoltre, si svolgerà (contemporaneamente ad oltre 300 città europee) la Notte dei Ricercatori, a dimostrazione dell’impegno della città adriatica nel consolidare il proprio ruolo di polo scientifico, che verrà ulteriormente messo in evidenza il prossimo anno, con Trieste che sarà Capitale Europea della Scienza.

Trieste Next 2019 è promossa, oltre che dal Comune e dall’Università di Trieste, da ItalyPost, dall’Area Science Park, dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e dalla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA). Il festival è curato da Goodnet Territori in Rete e realizzato in collaborazione con la Commissione Europea. Co-promotore della manifestazione è la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia.

Il programma della kermesse, presentato lo scorso mercoledì, prevede oltre 50 eventi e 150 relatori, con i temi dei Big Data, delle discipline STEM e dell’Intelligenza Artificiale che rappresentano alcuni dei cardini principali della manifestazione. Particolarmente attesa, inoltre, è l’inaugurazione della prima nave rompighiaccio battente bandiera italiana. L’imbarcazione, acquistata per 12 milioni di euro dalla Norvegia, è stata dedicata a Laura Bassi, la fisica bolognese che nel XVIII secolo fu la prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria. La “Laura Bassi” sarà il fiore all’occhiello della ricerca italiana nelle regioni polari, sia all’interno del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) sia per quanto concerne il Programma di ricerche in Artico.

Un evento, quello di fine settembre, che proietta Trieste e l’Italia nel futuro. In un tornante storico dove il Bel Paese fatica a ritagliarsi un ruolo propulsivo, occorre guardare alle nostre riconosciute eccellenze per presidiare e potenziare quei settori strategici, dai quali, in definitiva, dipenderà un nostro possibile rilancio sul medio lungo periodo.

Marco Valerio Solia