//Italia-Qatar, perché Roma non abbandona Doha

Italia-Qatar, perché Roma non abbandona Doha

Un osservatore ignaro che guardasse sulla cartina geografica la posizione del Qatar all’interno della penisola arabica difficilmente riuscirebbe a comprendere il ruolo strategico che questo piccolo Paese riveste negli equilibri della regione (e non solo).

Nonostante una popolazione di appena 2,5 milioni di abitanti, Doha gioca infatti una partita multidimensionale in Medio Oriente, cercando di sottrarsi all’ingombrante influenza della vicina Arabia Saudita, i cui contrasti con l’Iran rendono la monarchia qatariota particolarmente esposta a pressioni e ritorsioni.

Il 2017 può infatti essere considerato l’annus horribilis per le aspirazioni internazionali di Doha, che ha assistito suo malgrado alla rottura delle relazioni diplomatiche con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto, Yemen, Maldive e governo libico di Tobruk, nonché all’embargo proclamato ai suoi danni da questi Paesi. Parallelamente il Qatar è stato colpito da provvedimenti altrettanto pesanti come la chiusura del suo confine con l’Arabia Saudita, unico lembo di terra a collegare Doha alla terraferma, congiuntamente allo stop di tutte le tratte da e per il Qatar, insieme all’interdizione degli spazi aerei alla Qatar Airways.

Alla base delle ritorsioni contro Doha vi sarebbe l’apporto fornito da questo Stato a diverse formazioni terroristiche ma, a prescindere dalla veridicità o meno di tale supporto, appare più verosimile che il reale oggetto del contendere sia il suo avvicinamento a Teheran, oltre alle mire egemoniche di Ryad sulla penisola arabica.

Nonostante l’isolamento internazionale della monarchia del Golfo, l’Italia ha mantenuto stretti rapporti con il Qatar, consolidati in questi ultimi mesi dai viaggi del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (novembre 2017), del ministro degli Interni Marco Minniti (febbraio 2018) e del ministro degli Esteri Angelino Alfano il I marzo scorso.

Il sodalizio tra Roma e Doha poggia su solide basi economiche: appena 10 giorni fa il consorzio europeo Nh Industries, di cui Leonardo (Ex Finmeccanica) detiene il 32% delle quote, si è aggiudicato una preziosa commessa da 3 miliardi di euro per la fornitura di 28 elicotteri militari. Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2015 l’interscambio tra Italia e Qatar ammontava a circa 1,7 miliardi di euro, il 10% in più dell’anno precedente. Gli investimenti qatarioti in Italia del resto sono estremamente variegati.

Celebre è il caso della compagnia aerea Meridiana, integrata con la controllata Air Italy in una nuova compagnia, che prende il nome proprio da quest’ultima. Air Italy è infatti controllata dalla società per azioni AQA Holding, di proprietà per il 51% di Alisarda e per il restante 49% della Qatar Airways.

Non mancano altri sostanziosi investimenti nel nostro Paese. A Milano nel 2013 la Qatar Holding aveva ottenuto una partecipazione del 40% nel progetto Porta Nuova, con il tempo ascesa al 100%. Parallelamente investimenti qatarioti sono stati realizzati in Sardegna, con acquisizioni di hotel di lusso (operazione effettuata anche in altre città italiane), il Pevero Golf Club ed il cantiere di Porto Cervo, per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro. A questi vanno aggiunte importanti operazioni finanziarie ed immobiliari. A completare il quadro degli acquisti qatarioti nel Bel Paese merita di essere citato il caso di Valentino, comprata nel 2012 da una società vicina alla famiglia reale di Doha per oltre 700 milioni di euro.

Le misure degli altri Stati del Golfo non sembrano dunque fermare l’espansionismo economico del Qatar che, grazie alle proprie capacità finanziarie, è in grado di portare a compimento ambiziosi progetti in diversi Paesi dell’Europa occidentale. Nonostante la piccola taglia, le ingenti risorse del sottosuolo permettono a Doha di mantenere una postura relativamente elevata nonostante la crisi geopolitica che attanaglia il Golfo Persico.

Marco Valerio Solia