//Kuwait, l’emirato d’oro che fa gola a Roma
Kuwait Italia

Kuwait, l’emirato d’oro che fa gola a Roma

Quando si parla di Kuwait il pensiero va immediatamente alla guerra del Golfo, che tra il 1990 ed il 1991 catalizzò l’attenzione internazionale su questo Paese tanto piccolo quanto strategicamente importante per l’area in cui è situato. Stretto tra Arabia Saudita ed Iraq, l’emirato possiede infatti il 10% delle riserve petrolifere mondiali e si colloca al quinto posto tra i Paesi produttori di oro nero (oltre ad essere quello in cui costa meno estrarlo). Il greggio non è però l’unico fattore che rende interessante il piccolo Stato arabo.

Nonostante il petrolio rappresenti ad oggi circa la metà del PIL del Kuwait, il 90% delle esportazioni ed il 92% delle entrate governative, tra le priorità dell’emiro sembrerebbe esserci proprio quella di ridurre il prima possibile la dipendenza dagli idrocarburi. La strategia di diversificazione economica si può evincere dal piano di sviluppo “New Kuwait 2035”, che mobiliterà 160 miliardi di dollari nei prossimi 18 anni.

Con ingenti investimenti in infrastrutture, tecnologia, comunicazione e innovazione, il Paese ambisce a diventare leader  regionale nella produzione di energia rinnovabile ed a trasformarsi in un business hub , nonostante la concorrenza di Arabia Saudita, Qatar ed EAU e la lentezza nell’approvazione delle riforme, dovuta alle frizioni tra il parlamento eletto ed i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni. In linea con gli altri Stati del Golfo, anche il Kuwait sta investendo nello sviluppo di smart cities : città sempre più tecnologiche e connesse – questo il primo passo – da reti a fibra ottica.

Il progetto più ambizioso – depositato nel maggio del 2014 –  è senz’altro quello della costruzione di Madinat al-Hareer  (Città della seta), un nuovo agglomerato urbano di 250 km2 nei pressi della frontiera con Iraq e Iran destinato al commercio ed alle nuove tecnologie. La città sarà collegata con la capitale tramite un ponte di 36 km che partirà dalla località di Subbiya e che sarà portato a termine entro il 2019 dal colosso sudcoreano Hyundai Engineering and Construction. A completare il quadro infrastrutturale, entro il 2019 dovrebbe vedere la luce anche il nuovo porto di Mubarak Al-Kabeer, costruito sull’isola di Bubiyan (la più grande del Paese), anch’essa nel Nord-Est del Kuwait, vicino al confine con l’Iraq.

Appaiono dunque evidenti le opportunità economiche offerte da questo Paese. Non è un caso che la visita in Medio Oriente effettuata nei giorni scorsi dal presidente italiano Giuseppe Conte sia iniziata proprio dal piccolo emirato. Negli ultimi anni l’interscambio commerciale tra Italia e Kuwait è cresciuto notevolmente, superando i 2,3 miliardi di euro e portando Roma ad essere dal 2017 il primo partner europeo. Il Made in Italy  è molto apprezzato e le aziende italiane presenti in Kuwait coprono diversi settori: costruzioni, attrezzature “oil and gas”, infrastrutture, attrezzature sanitarie e arredamento.

kuwait

Dall’ottobre 2014, l’Italia è presente in Kuwait anche con personale ed assetti dell’Aeronautica Militare, al fine di supportare la coalizione anti-ISIS nell’ambito dell’operazione “Inherent Resolve”.  La missione della Task Force Air Kuwait  è quella di soddisfare le esigenze di rifornimento in volo e di svolgere una funzione di Intelligence, Surveillance and Reconnaissance  (ISR) tramite la produzione di immagini di alta qualità. Il Kuwait è inoltre salito nel ranking  dei Paesi importatori di armamenti italiani, da quando nel 2016 ha acquistato dalla Leonardo 28 jet Eurofighter per il valore di 7,3 miliardi di euro.

Su molte commesse la Cina ha già messo il proprio cappello ma l’Italia e le sue aziende hanno tutte le carte in regola per approfittare delle riforme e dei mega progetti che si svilupperanno nei prossimi anni, sfruttando anche l’inclinazione del Paese a favorire programmi di Partenariato Pubblico-Privato (PPP). A quasi vent’anni dalla Guerra del Golfo ne comincia una nuova tra gli investitori, che faranno a gara per conquistare la fiducia dell’emiro ed aggiudicarsi i bandi che nel breve-medio periodo verranno lanciati.

Davide Garavoglia