//Kashmir, il nodo gordiano tra India e Pakistan

Kashmir, il nodo gordiano tra India e Pakistan

La regione del Kashmir è da 72 anni al centro di un conflitto a bassa intensità tra India e Pakistan, sfociato in alcune occasioni in uno scontro aperto. Pur essendo a maggioranza musulmana, il territorio è controllato per circa due terzi dall’India, per il restante terzo dal Pakistan ed in piccola parte dalla Cina. Proprio la questione religiosa è il principale motivo della disputa: quando fu data la possibilità all’allora maharaja Singh di scegliere a quale Stato aderire, egli optò per l’India (prevalentemente induista), andando contro il parere di una larga fetta della popolazione.

La guerra fredda tra i due Paesi è tornata a far parlare di sé nelle ultime settimane, più precisamente da quando un’autobomba guidata da un estremista del gruppo terrorista islamico Jaish-e-Mohammad (JEM) ha colpito lo scorso 14 febbraio un bus militare indiano sulla strada tra Jammu e Srinagar, provocando la morte di 46 soldati indiani.

L’India associa il gruppo JEM ai servizi segreti di Islamabad. Nuova Delhi ha quindi optato per un raid aereo contro un presunto sito di addestramento in territorio pakistano come risposta all’attacco subìto. Le versioni dei due governi “rivali” sono tuttavia contrastanti: mentre New Delhi ha annunciato orgogliosamente di aver ucciso oltre 300 terroristi, Islamabad ha smentito la notizia, dichiarando che non ci sarebbero state né vittime né danni. A prescindere dall’esito dell’attacco, comunque, nelle settimane successive si sono susseguiti episodi di alta tensione tra i due Paesi, con reciproche violazioni dei confini nel Kashmir.

In seguito all’abbattimento di due caccia indiani e di un F-16 pakistano, i due Stati asiatici hanno deciso di chiudere per alcuni giorni i rispettivi spazi aerei a tutti i voli commerciali. Il governo di Islamabad ha dichiarato di non ambire ad una escalation della violenza ma che, se essa si fosse verificata, il Paese avrebbe «la volontà, il diritto e la capacità di difendersi». Nonostante alcuni segni di distensione – la riconsegna del pilota indiano che guidava uno dei caccia abbattuti e la riapertura dello spazio aereo –, episodi di frizione bellica si sono protratti anche nei giorni scorsi, con scambi di colpi presso le reciproche posizioni nel Kashmir e l’intercettazione di un sottomarino indiano da parte della Marina pakistana.

In vista delle elezioni di aprile-maggio, il primo ministro indiano Modi – che guida il partito nazionalista indù – avrebbe tutto l’interesse a non far placare i toni, almeno per il momento, nei confronti dello storico avversario: la rivalità con il Pakistan è infatti un tema ancora molto sentito e potrebbe compensare la tendenza negativa che il Bjp di Modi ha avuto nell’arco dell’ultimo anno. D’altro canto, sia a Delhi che a Islamabad sono consapevoli che un’escalation militare sarebbe devastante, considerando che entrambi i Paesi dispongono di testate nucleari.

Gli attori esterni seguono attentamente l’evolversi della situazione e invocano moderazione, consci del pericolo che una guerra tra le due potenze comporterebbe in termini umanitari, politici ed economici. La Cina, oltre a controllare parte del Kashmir, ha ottime relazioni con il Pakistan, dove sta conducendo ingenti investimenti nell’ambito del progetto legato alle Nuove Vie della Seta. Gli Stati Uniti, che hanno recentemente dichiarato di voler rimuovere l’India dai paesi beneficiari del Sistema delle preferenze generalizzate (un programma di esenzione dai dazi), hanno bisogno del Pakistan come garante per il negoziato che stanno conducendo con i talebani in Afghanistan, ultimo atto di una guerra lunghissima che agli USA è costata oltre un trilione di dollari. 

Polikòs si è già occupata dei rapporti tra Italia e India ma anche le relazioni italo-pakistane non sono da sottovalutare: l’Italia è infatti il terzo partner  commerciale europeo ed il decimo in assoluto, oltre ad ospitare la seconda comunità pakistana in Europa (circa 150.000 residenti). Il Pakistan vede inoltre la presenza sul proprio territorio delle principali società italiane in diversi settori: ENI, Ansaldo, Belelli, Fiat, Finmeccanica ed Elettronica sono solo alcuni dei nomi di spicco.

Con un tasso di crescita economica annuo tra il 4,5% e il 6%, una complementarità oggettiva tra la nostra economia e quella pakistana ed una posizione geografica strategica tra Grande Medio Oriente, Asia Centrale ed Estremo Oriente, il Pakistan è e sarà sempre di più un Paese con il quale intessere relazioni e sviluppare  proficui commerci.

L’impressione, dunque, è che nessuno abbia realmente interesse ad arrivare ad una resa dei conti, ma che al tempo stesso il momento storico impedisca ad entrambi i leader di apparire deboli. La speranza di tutti i governi interessati è che la “questione Kashmir” non degeneri e che la diplomazia (insieme agli interessi economici) prevalgano, in attesa delle elezioni politiche e delle prossime mosse dei due avversari.

Davide Garavoglia