//Iran, dalla “crisi missilistica” all’escalation nucleare

Iran, dalla “crisi missilistica” all’escalation nucleare

Il Medio Oriente torna a far parlare di sé e dalla Siria l’attenzione sembra essersi decisamente spostata sull’Iran che, dopo il ritiro americano dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) e il conseguente rischio di un suo definitivo fallimento, ha deciso unilateralmente di proseguire la propria corsa nucleare.

In base a quanto dichiarato dal portavoce dell’Agenzia iraniana per l’energia atomica Behrouz Kamalvandi, infatti, entro il 27 giugno la produzione di uranio supererà il limite dei 300 chilogrammi consentiti dall’accordo firmato nel 2015. L’accelerazione iraniana dà sostanza all’ultimatum stabilito dal presidente Rouhani, secondo il quale se gli altri firmatari non si fossero impegnati entro 60 giorni (7 luglio) a trovare una soluzione all’empasse creata dalle nuove sanzioni americane, Teheran avrebbe ripreso lo sviluppo a pieno regime del proprio programma nucleare (finalizzato ufficialmente a scopi pacifici).

La situazione è resa ancor più delicata dalle accuse da parte americana e saudita, che ritengono l’Iran responsabile degli attacchi della scorsa settimana ai danni di due petroliere (una norvegese ed una giapponese) nel golfo dell’Oman. Lo Stretto di Hormuz era già stato teatro di aggressioni nel mese di maggio, quando quattro petroliere (di cui due saudite) erano state colpite e pesantemente danneggiate, portando gli Stati Uniti a valutare l’ipotesi di trasferire una portaerei, diversi bombardieri ed una batteria antimissile Patriot nel Golfo Persico.

Lo Stretto di Hormuz guida la classifica dei principali punti di passaggio del petrolio: da qui transitano infatti ogni giorno 18,5 milioni di barili di greggio, ossia un quinto delle forniture mondiali. Un punto strategico, che l’Iran aveva minacciato di bloccare più volte, qualora gli fosse stato impedito di vendere il proprio oro nero.

Sebbene non ci siano elementi in grado di stabilire il colpevole di queste azioni, i principali antagonisti dell’Iran non hanno dubbi e si preparano ad uno scontro che farebbe ripiombare l’area nel caos. Il comando centrale degli Stati Uniti ha diffuso un video in bianco e nero (piuttosto sfocato) che secondo gli USA mostrerebbe una motovedetta iraniana nell’intento di rimuovere una mina inesplosa dallo scafo di una delle petroliere.

Nonostante siano state effettuate analisi più approfondite, gli esperti non sono stati in grado di dimostrare né la natura dell’oggetto né chi vi fosse a bordo dell’imbarcazione. Un altro elemento curioso è la contemporaneità dell’attacco con la visita nella capitale iraniana del premier giapponese Shinzo Abe, che intende agire come mediatore tra Stati Uniti ed Iran al fine di evitare di dover rinunciare al prezioso greggio iraniano a causa delle sanzioni USA.

Teheran ha respinto le accuse, dichiarandosi parte lesa in un confronto politico e mediatico che mira ad emarginare il Paese persiano e limitarne l’influenza non solo nella regione, ma anche a livello mondiale. La Russia e la Cina hanno preso le difese della Repubblica Islamica, invitando alla calma ed a non trarre conclusioni affrettate. Sul fronte nucleare, poi, il Cremlino ha evidenziato come l’Iran stia rispettando gli impegni presi, conformemente a quanto testimoniato da una recente ispezione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

Iran ed Arabia Saudita, che in questi anni si sono combattuti “per procura” in Yemen (e Siria), sembrerebbero più che mai vicini ad un confronto diretto, spalleggiati dai loro rispettivi alleati. Se però a Riyadh sanno di poter contare su un appoggio americano quasi incondizionato, gli iraniani devono fare i conti con l’avvicinamento russo ai rivali sauditi.

Il ministro russo dell’Energia Alexander Novak e il suo omologo saudita  Khalid al-Falih si sono incontrati a Mosca la scorsa settimana per stabilire la propria posizione in vista dell’incontro dell’Opec+ (composta dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e dagli Stati al di fuori del Cartello petrolifero), che si terrà a Vienna dal 2 al 4 luglio. Dagli incontri bilaterali sono inoltre emersi progetti di cooperazione russo-saudita in diversi settori, culminati con la richiesta di Riyadh di firmare un accordo sulla protezione reciproca degli investimenti.

Il braccio di ferro tra Iran ed Arabia Saudita dovrà quindi tenere in considerazione numerosi fattori, ma i due attori regionali si stanno avvicinando pericolosamente alla red line: Teheran, stretta nella morsa delle sanzioni, manda segnali sempre più evidenti della propria insofferenza (l’arricchimento dell’uranio e la conseguente possibilità di dotarsi di armi nucleari sono un acceleratore delle tensioni). L’Arabia Saudita, forte dell’appoggio anglo-americano ed israeliano, vorrebbe colpire l’Iran una volta per tutte.

La militarizzazione del Golfo ha avuto inizio.

Davide Garavoglia