//G7 di Biarritz: convergenza Francia-USA e poco più

G7 di Biarritz: convergenza Francia-USA e poco più

Si è concluso lunedì il G7 di Biarritz, in Francia, ed è già tempo di bilanci. Molteplici gli argomenti trattati al vertice (forse troppi per essere affrontati in maniera esaustiva), che hanno spaziato dal commercio all’emergenza climatica, passando per il nucleare iraniano, la Russia, il nodo Brexit ed i conflitti in corso (Libia in testa).

Un G7 anomalo quello di quest’anno, tra nuovi volti – come quello del neoeletto premier britannico Boris Johnson –, la visita “a sorpresa” del ministro degli Esteri iraniano Zarif ed una generica dichiarazione di una pagina che ha sostituito per la prima volta dal 1975 il consueto comunicato finale. I 5 punti sui quali i capi di Stato si sono trovati concordi sono stati: l’intenzione di modificare l’Organizzazione mondiale del commercio (per renderla più efficace in diversi settori); la necessità di favorire la stabilità in Medio Oriente e di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare; il lancio di un’iniziativa di pace per l’Ucraina; l’organizzazione di una nuova conferenza internazionale sulla Libia e infine l’invito a cessare le violenze ad Hong Kong e ad attenersi alla Dichiarazione sino-britannica del 1984.

Anche se non affrontata nella dichiarazione, la questione climatica è stata al centro delle discussioni tra i Paesi (ad eccezione degli USA, impegnati – ufficialmente – in incontri bilaterali). I capi di Stato e di governo hanno concordato sulla necessità di provvedere urgentemente allo spegnimento degli incendi in Amazzonia, impegnandosi a mettere a disposizione aiuti per 20 milioni di dollari (pochi, se consideriamo che si tratta di circa la metà di quelli spesi per l’organizzazione del G7 stesso). Fondi che il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, duramente criticato in questi giorni e protagonista di una disputa verbale e social con il presidente francese Macron, non sembra comunque intenzionato ad accettare.

Altro punto all’ordine del giorno è stato quello della lotta alle disuguaglianze (tema ufficiale del summit) applicato all’emancipazione femminile. L’argomento, affrontato in più di una sessione, ha visto i leader sottolineare in particolare l’importanza della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nella tradizionale foto di rito, tuttavia, l’unica rappresentante donna è risultata essere (ancora una volta) la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Tra i segnali più incoraggianti del summit c’è senz’altro la (dichiarata) apertura al dialogo da parte degli Stati Uniti: oltre alla disponibilità ad intraprendere nuovi negoziati con Cina e Iran, The Donald ha ventilato la possibilità di invitare la Russia al prossimo vertice di Miami. Un’inversione di tendenza quella di Trump, che nei giorni precedenti si era invece detto pentito di non aver imposto dazi più alti sulle esportazioni cinesi.

L’incontro di Biarritz ha visto anche un riavvicinamento tra Macron e Trump, favorito da una colazione fuori programma tra i due e confermato dalla conferenza stampa congiunta in chiusura di lavori. I toni sembrerebbero essersi attenuati anche in questo caso, dopo le minacce americane di estensione dei dazi persino ai vini francesi come ripicca per l’introduzione della “web tax”, un’imposta del 3% sul fatturato dei “giganti della rete” che li obbligherebbe a pagare le tasse nel Paese in cui producono profitti e prodotti, a prescindere dalla propria sede legale. Questa tassa – che a livello europeo é bloccata dal mancato appoggio di tutti gli Stati membri – è stata introdotta in Francia lo scorso luglio e dovrebbe esserlo presto anche in Italia e Spagna, in attesa che l’OSCE formuli una proposta condivisa per un nuovo accordo globale. 

L’Italia, nonostante fosse rappresentata da un primo ministro dimissionario, ha raccolto consensi e ha ribadito il proprio impegno per le tematiche ambientali – con la partecipazione alle coalizioni sulla riduzione delle emissioni, del consumo di plastica e dei carburanti – e per quelle legate alla salute, con un aumento del 15% (161 milioni di euro per il periodo 2020-22) del contributo italiano al Fondo Globale per la lotta ad AIDS, tubercolosi e malaria.

Un’edizione di certo più serena rispetto a quella dell’anno scorso in Canada, complice l’eliminazione dell’elemento da sempre più controverso, ossia il comunicato finale condiviso. Questo permette ai leader di non sentirsi troppo vincolati, nella convinzione di aver recitato bene il proprio ruolo. Lo stesso presidente Trump ha dovuto mostrare il suo lato più docile, conscio che le elezioni presidenziali si avvicinano e che l’anno prossimo sarà lui il padrone di casa del G7. Chissà quanto durerà.

Davide Garavoglia