//Alto Adige, Roma risponda alle provocazioni di Bolzano

Alto Adige, Roma risponda alle provocazioni di Bolzano

È passato precisamente un secolo da quando il Regno d’Italia firmò il trattato di Saint-Germain (1919), con cui ottenne parte delle acquisizioni territoriali previste dal Patto di Londra (1915) ai danni del poi collassato impero asburgico. Tra le annessioni di Roma nell’area subalpina particolarmente complicata da governare fu quella di Bolzano, abitata in prevalenza da popolazioni germanofone.

Il centenario dell’incorporazione di Bolzano all’Italia non poteva essere festeggiato in maniera peggiore: nei giorni scorsi infatti il consiglio provinciale ha votato un emendamento per eliminare dalla “legge 30” (riguardante le “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”) i termini “Alto Adige” ed “altoatesino”, lasciando solamente “Südtirol” e “Provincia autonoma di Bolzano”. Una scelta, questa, che ha inevitabilmente alimentato un vespaio di polemiche, ulteriormente amplificate dai media italiani, che all’inizio avevano diramato la notizia di una eliminazione tout court dai documenti ufficiali dei termini in questione.

La votazione della Provincia autonoma di Bolzano è comunque solo l’ultima azione condotta contro gli italofoni, che si trovano, paradossalmente, a subire discriminazioni all’interno della loro stessa Repubblica. Quest’estate un blitz degli Schützen (associazioni che si richiamano ai costumi ed alle tradizioni tirolesi) aveva coperto circa 600 toponomi tedeschi (presenti sui cartelli stradali bilingue) con adesivi che denunciavano come il tedesco fosse “illegale” da 97 anni, ovvero dal 1922, quando l’avvento del fascismo diede il via ad un’opera di “italianizzazione” di luoghi e persone.

Bersaglio storico degli attivisti tirolesi è in particolar modo Ettore Tolomei (1865-1952), geografo trentino e senatore durante il fascismo, attivo propulsore dell’italianizzazione dell’Alto Adige. A onor del vero va sottolineato come Tolomei abbia subìto dopo il 1943 la deportazione nei campi di concentramento nazisti. L’identificazione quasi completa tra fascismo e comunità italofone viene spesso utilizzata come escamotage per delegittimare le aspirazioni di queste ultime ad una pari dignità rispetto ai germanofoni.

La protesta degli Schützen è stata condotta per denunciare il mancato riconoscimento giuridico della toponomastica tedesca, senza però specificare che tale mancanza è anche figlia dell’oltranzismo di chi, nel 2012, votò una legge provinciale per il riconoscimento dei soli nomi tedeschi, poi rigettata, ovviamente, dalla Corte Costituzionale.

Il lancio reciproco di accuse non è utile al riavvicinamento ed alla pacificazione tra le comunità. Purtroppo, però, non si contano le mosse di molti autonomisti/secessionisti per delegittimare la sovranità italiana, supportati in questo da vasti settori dell’opinione pubblica austriaca: non è trascorso del resto neanche un mese da quando il Parlamento di Vienna ha approvato un emendamento per concedere il doppio passaporto agli altoatesini di lingua tedesca, non certo un capolavoro di diplomazia.

Ad ogni modo, le polemiche sorte dalle ultime mosse di Bolzano hanno portato il presidente della Provincia autonoma ad un parziale mea culpa. All’Ansa, infatti, Arno Kompatscher ha ricordato che la denominazione della regione Trentino Alto Adige-Suedtirol è scritta nella Costituzione italiana e non può dunque essere modificata da un ente locale. Nel contestato emendamento, ha ammesso Kompatscher: «la dizione tedesca Suedtirol non è stata modificata. Giustamente, va detto, è stato evidenziato che di conseguenza anche in tedesco andrebbe scritto Provinz Bozen. Così però non è stato fatto». Ha quindi promesso di rispettare la sensibilità di tutti i gruppi linguistici presenti.

Marco Valerio Solia