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Argentina alle urne: il voto che può cambiare il Sud America

Il prossimo 27 ottobre si terranno in Argentina le elezioni presidenziali, tornante decisivo per il futuro del Paese latino-americano e di tutto il Cono Sud, alle prese con un travagliato periodo di assestamento geopolitico.

Il voto si svolgerà in un clima particolarmente teso, con l’economia in caduta libera e i dati macroeconomici che denunciano uno stato di vera e propria emergenza: il PIL in contrazione del 3,1%, il tasso d’inflazione al 57,3% (la terza più alta al mondo), la disoccupazione al 10,6% ed il 35% della popolazione in condizioni di povertà (14 milioni di poveri in un Paese di 40 milioni di abitanti) fotografano la pesante crisi socio-economica di Buenos Aires, che rischia di sprofondare in una spirale di instabilità cronica.

È in questo scenario disastroso, con lo spauracchio della crisi del 2001 sempre vivo nella memoria degli argentini, che si fronteggiano i due principali candidati alla presidenza: Mauricio Macrì, presidente uscente, ed Alberto Fernandez, peronista a capo della coalizione Frente de Todos.

Macrì, convinto neoliberista alla guida della coalizione Juntos por el cambio, è alla ricerca del suo secondo mandato dopo la vittoria del 2015, quando era riuscito ad imporsi sui rivali peronisti, sconfiggendo l’allora presidente Cristina Kirchner. Al momento una rielezione di Macrì appare impresa assai ardua, con le sue ricette economiche che hanno deluso le aspettative di buona parte della popolazione. Al posto della tanto auspicata ripresa, infatti, l’aggravarsi di una nuova e più profonda crisi ha esasperato ulteriormente gli animi. La tenuta del sistema economico argentino è stata messa talmente a dura prova da spingere Buenos Aires a richiedere l’intervento del Fondo Monetario Internazionale, che ha erogato un prestito record di 57 miliardi di dollari.

Proprio la ex presidente Kirchner, personaggio ancora molto influente nella politica argentina (in particolare nelle province meridionali, ancora molto sensibili al richiamo peronista), si presenta a queste elezioni come candidata vicepresidente del Frente de Todos, nonostante pendano su di lei numerose inchieste per corruzione.

Fin dall’inizio della campagna elettorale i sondaggi danno saldamente in testa Alberto Fernandez, anche se il divario iniziale di 18 punti percentuali tra lui e Macrì sembrerebbe in questi ultimi giorni ridursi, attestandosi al 15%, e le ultime elezioni locali nella Provincia di Mendoza (vinte dalla coalizione del presidente uscente) hanno riacceso una piccola speranza tra i sostenitori di Macrì.

Se nessuno dei candidati dovesse raggiungere il 45% dei voti (o il 40% con un distacco sul secondo di almeno il 10%), il 24 novembre si andrà al ballottaggio, dove potrebbe giocare un ruolo fondamentale il “terzo incomodo” Roberto Lavagna, ex ministro dell’Economia ora alla guida del partito centrista Consenso Liberal (dato all’8% negli ultimi sondaggi). Non ci resta che aspettare il prossimo fine settimana per conoscere l’esito di una sfida che influenzerà tutto il Sud America, osservatorio privilegiato per analizzare gli equilibri geopolitici globali: gli ultimi mesi del 2019, infatti, potrebbero sottrarre un tassello significativo del Washington Consensus per avvicinarlo ai rivali della potenza egemone.

Antonio Genovese