La crisi conservatrice: l’America Latina verso nuovi equilibri geopolitici (parte II)

Il 2 ottobre 2019 migliaia di persone sono scese nelle strade dell’Ecuador per manifestare contro l’abolizione dei sussidi sulla benzina, un provvedimento inserito in un più vasto piano di tagli alla spesa pubblica, volto a ridurre il deficit di bilancio in seguito alla firma di un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (che ha concesso un prestito di 4,2 miliardi di dollari). Le proteste, animate dalle comunità indigene e dai movimenti sociali, si sono presto trasformati in focolai di rivolta che hanno paralizzato il Paese

Il presidente, Lenin Moreno, ha risposto con il pugno duro, dichiarando lo stato di emergenza. Dopo giorni di sanguinosi scontri tra militari e civili, 7 morti, 8 militari sequestrati, 1300 feriti e centinaia di arresti, è stato raggiunto un accordo che prevede l’abrogazione del provvedimento. Una pacificazione celebrata dai leader delle rivolte come una “vittoria del popolo”; l’epilogo di una crisi, non ancora conclusa, che ha messo a nudo le asimmetrie sociali e le contraddizioni figlie delle politiche economiche liberiste.

In questi giorni un’altra crisi in America Latina sta interessando la costa pacifica: il Cile è attraversato da violenti scontri tra popolazione e militari. Questo Paese ha avuto una rapida crescita economica negli ultimi vent’anni ma le diseguaglianze sociali si sono amplificate ed i prezzi dei servizi sono aumentati, parallelamente al malcontento. Un vero e proprio conflitto civile con morti, feriti e arrestati è scoppiato ad inizio ottobre in seguito ad una manifestazione studentesca a Santiago contro l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici. In pochi giorni la protesta si è propagata a macchia d’olio, trasformandosi in aperta rivolta, e le rivendicazioni si sono estese ai temi della giustizia sociale, del welfare e della redistribuzione della ricchezza.

Il governo di Sebastián Piñera, politico conservatore legato agli ambienti pinochetisti, per sedare le rivolte ha proclamato lo stato d’emergenza e, senza mezzi termini, ha dichiarato guerra ai rivoltosi. Per la prima volta dai tempi della dittatura, i militari sono scesi nelle strade contro i civili. Il governo cileno si trova dunque in un momento di estrema difficoltà e l’intervento delle forze militari è sintomo della debolezza dell’esecutivo. La partita, ad ogni modo, è ancora aperta. L’unico dato certo è che il governo conservatore di Piñera si è visto costretto ad annullare il vertice dell’APEC, il forum di cooperazione economica Asia-Pacifico e la Cop25, la Conferenza dell’ONU sul clima, che si sarebbero dovuti tenere in Cile in questi mesi.  

Il rimescolamento politico latinoamericano apre nuovi scenari: il continente sta attraversando una fase di ribilanciamento: il socialismo sta recuperando terreno in ambito regionale dopo una rapida ascesa delle forze filoatlantiche. Non bisogna tuttavia scordare che il Brasile, principale attore del continente, è governato da Bolsonaro, il “Trump brasiliano”, che però mantiene saldo il ruolo del Paese all’interno dell’alleanza delle economie emergenti (si è appena concluso a Brasilia il vertice dei BRICS), e che sta stringendo accordi commerciali di grande importanza strategica con la Cina (l’ultimo dei quali riguarda l’edificazione di un’enorme struttura mineraria per un valore di 2,2 miliardi di dollari).

Il mosaico geopolitico degli ultimi 30 anni, dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, ha vissuto una fase di enormi e rapidi mutamenti nel contesto globale, mentre l’America Latina è rimasta relegata ad una posizione periferica, non solo sul piano politico internazionale ma anche su quello mediatico. È una regione che gode di scarsa attenzione da parte dei media mainstream, nonostante per gli Stati Uniti sia uno spazio geopolitico fondamentale: il famoso “cortile di casa” che da due secoli è oggetto delle attenzioni di Washington.

Non è dunque un caso che dal 2000 la Cina si sia impegnata ad accrescere il volume delle relazioni economiche e politiche sino-latinoamericane. L’America Latina è un campo di battaglia dove si gioca la partita per il controllo di risorse naturali di grande importanza geostrategica, come il litio cileno o il petrolio venezuelano, ma anche di una grande fetta di mercato globale: la popolazione latinoamericana supera infatti il mezzo miliardo.

Stiamo assistendo ad una lotta per l’occupazione di caselle strategiche, una guerra di posizione sul lungo periodo tra superpotenze. Posta in palio il controllo di una regione che sta entrando in una fase di nuovi equilibri geopolitici, che delineeranno il futuro dello spazio latinoamericano.

Valerio Ferri

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