Brexit, oggi la Gran Bretagna saluta l’Europa. E ora?

Oggi, 31 gennaio 2020, alle ore 23 londinesi (la mezzanotte continentale), il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea. Dopo un iter iniziato con il referendum del 2016, la lunga telenovela sembra giunta alla sua conclusione.

Il 22 gennaio il Parlamento britannico si era espresso ratificando la legge attuativa dell’accordo sull’uscita dall’Unione Europea e, il giorno successivo, la regina Elisabetta aveva dato il proprio Royal Assent. Nulla di sorprendente: questo risultato era stato ampiamente previsto dopo le elezioni britanniche che hanno visto trionfare Boris Johnson lo scorso dicembre.

Dopo il voto di Parlamento e Consiglio europeo, la Brexit sarà dunque ufficiale. Ma cosa succederà a partire dal I febbraio? Ci sarà uno strappo improvviso e drastico? La risposta è no, anzi. Da febbraio fino al 31 dicembre 2020 (ma qualcuno non esclude che questo periodo possa prolungarsi ulteriormente) ci sarà una fase di transizione in cui si svolgeranno ulteriori negoziati tra i rappresentanti UK e quelli europei.

I particolari dell’uscita dall’UE, infatti, non sono stati ancora definiti, con i prossimi mesi che serviranno proprio a delineare i termini ultimi dell’accordo. In questo periodo non cambierà ancora nulla, sia a livello commerciale ed economico, sia a livello sociale. Un esempio banale è che si potrà ancora viaggiare in tutto il territorio della Gran Bretagna con la carta d’identità valida per l’espatrio. La grande differenza sarà che, già da questo febbraio, il Regno Unito non avrà più rappresentanti all’interno delle istituzioni europee, e quindi non parteciperà agli organi decisionali dell’Unione.

I negoziati, che partiranno alla fine del mese, si occuperanno principalmente della gestione dell’Irlanda del Nord, del sistema dei dazi commerciali, del rapporto di concorrenza fra aziende con sede in UK e le loro omologhe europee, dei trasporti e della pesca. Saranno poi definite le questioni come lo status dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna (e viceversa), la cooperazione sulla sicurezza, il programma Erasmus e così via.

In questo senso il viceministro degli Interni britannico Brandon Lewis ha rassicurato i residenti europei, esortandoli ad iscriversi alla piattaforma istituita dal governo (“Settlement Scheme”) con lo scopo di riconoscere i personali diritti a tutti coloro che già vivono all’interno del territorio del Regno Unito.

L’Irlanda del Nord, secondo gli accordi già presi e con il rammarico degli unionisti nord-irlandesi, rimarrà all’interno della legislazione doganale e tariffaria dell’UE. Questo proprio per evitare un “hard border” con la Repubblica d’Irlanda, il quale avrebbe compromesso la stabilità dell’intera regione dell’Ulster. Di sicuro la Brexit darà nei prossimi anni una spinta propulsiva alle istanze indipendentistiche dell’Irlanda del Nord e della Scozia, ma nel breve periodo non sono previsti stravolgimenti.

In questi undici mesi di negoziati, insomma, i termini da definire saranno diversi e non proprio semplicissimi, tanto che non sarebbe sorprendente che la fase di transizione venisse prolungata per favorire le trattative. Ad oggi, se da parte britannica, con il premier Johnson in testa, non pensano che ci sarà questa necessità, l’ottimismo delle istituzioni europee, trapelato dalle parole di Michel Barnier (il capo negoziatore europeo) è decisamente più cauto, fermo restando che una possibile richiesta di allungamento dovrà essere inoltrata entro la fine del mese di luglio 2020.

Luca Sebastiani