//La riforma del regolamento del Senato: una nuova disciplina per i gruppi parlamentari

La riforma del regolamento del Senato: una nuova disciplina per i gruppi parlamentari

Con l’avvio della XVIII legislatura è entrato in vigore il nuovo regolamento del Senato: regole più stringenti per la formazione dei gruppi parlamentari e per i “cambi di casacca”, in chiave anti-frammentazione e anti-transfughismo.

L’avvio della XVIII legislatura, avvenuto il 23 marzo, ha portato con sé una novità tanto importante quanto poco conosciuta. Con la prima seduta delle due Camere, infatti, è entrato in vigore il nuovo regolamento del Senato, approvato dall’Assemblea il 20 dicembre scorso.

Tra le numerose modifiche introdotte (la riforma tocca quasi un terzo degli articoli del regolamento). la più significativa da un punto di vista sia sistematico che politico è sicuramente la nuova disciplina riguardante la formazione dei gruppi parlamentari.

Tale intervento è stato adottato con l’obiettivo dichiarato di limitare due fenomeni: la frammentazione parlamentare, ossia la nascita di gruppi parlamentari non corrispondenti ad alcuna forza politica presente nel Paese; e il “transfughismo”, ovvero il passaggio di un parlamentare da un gruppo all’altro.

Entrambi i fenomeni hanno conosciuto negli ultimi anni una crescita esponenziale. La XVII legislatura ha fatto registrare il più alto numero di cambi di gruppo della storia repubblicana – 548, che hanno visto coinvolti un terzo dei deputati (207) e quasi la metà dei senatori (140) –, e degli undici gruppi (compreso il Misto) presenti in ciascuna delle due Camere a fine 2017, solamente quattro alla Camera e tre al Senato avevano mantenuto la denominazione originaria.

Tra le modifiche apportate dalla riforma in chiave anti-frammentazione, l’intervento più efficace è senza dubbio l’introduzione di un requisito politico per poter formare un gruppo parlamentare.

Fino alla scorsa legislatura la creazione di un gruppo era infatti subordinata esclusivamente ad un requisito numerico: era sufficiente l’adesione di 10 senatori, a prescindere dalla loro posizione politica. Questa disposizione aveva permesso la proliferazione di gruppi più o meno grandi nati per esigenze di Palazzo, e non in quanto “proiezione dei partiti in Parlamento”.

Con la riforma, al requisito numerico ne viene affiancato uno politico: per potersi costituire è necessario che il gruppo rappresenti «un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di Senatori».

Misure che incidono sulla formazione dei gruppi parlamentari sono anche la soppressione dei gruppi autorizzati o “in deroga” (ossia con un numero inferiore a dieci senatori – l’unica eccezione è prevista per un gruppo rappresentativo delle minoranze linguistiche) e il divieto di formare nuovi gruppi in corso di legislatura (con l’eccezione per quelli «risultanti dall’unione di Gruppi già costituiti»).

Vengono infine introdotte sanzioni nei confronti dei singoli parlamentari, volte a disincentivare il fenomeno del “cambio di casacca”. Per il senatore che decide di cambiare gruppo è prevista la decadenza dalle cariche ricoperte in Assemblea (Vicepresidente o segretario) o in Commissione (Presidente o membro dell’Ufficio di Presidenza), – a meno che il cambio di gruppo sia avvenuto indipendentemente dalla volontà del singolo (ad esempio per espulsione o per scioglimento del gruppo).

Il nuovo regolamento prova dunque a porre un freno alla frammentazione e alla mobilità parlamentare senza andare ad incidere sul divieto di mandato imperativo, previsto dall’articolo 67 della Costituzione: ciò che viene impedita è infatti la creazione, tanto in avvio quanto in corso di legislatura, di gruppi parlamentari che non rispecchino forze politiche legittimate dal voto. Il senatore che decida di cambiare gruppo rimane libero di farlo in qualsiasi momento.

Alcuni dubbi permangono a causa dell’impossibilità di proiettare tempestivamente in Parlamento gli effetti di una scissione interna ad un partito, dal momento che i fuoriusciti potrebbero solamente aggregarsi ad un gruppo già esistente o iscriversi al misto. Dubbi derivano anche dall’asimmetria con la disciplina della Camera. A Montecitorio è infatti ancora possibile costituire un gruppo solamente nel rispetto di un requisito numerico (20 deputati) e non anche politico, e dar vita a gruppi autorizzati

Edoardo Annecker