//“Spazzacorrotti” approda in Parlamento: le misure previste e le reazioni dell’opposizione

“Spazzacorrotti” approda in Parlamento: le misure previste e le reazioni dell’opposizione

Lo scorso 6 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge (d.d.l.) anticorruzione, ribattezzato “Spazzacorrotti”, che ora passa alle Camere per la discussione e l’approvazione finale.

Il governo non ha ancora pubblicato il testo completo della riforma – il cui contenuto è stato illustrato in una conferenza stampa al termine della riunione del C.d.M. dal presidente Conte, dal vicepresidente Di Maio e dal ministro della Giustizia Bonafede – ma è già possibile sottolinearne i punti salienti:

– l’aumento delle pene previste per i reati di corruzione, con il minimo edittale che sale da 1 a 3 anni ed il massimo che passa da 6 a 8 anni di reclusione;

– il divieto di stipulare contratti con la Pubblica amministrazione per i condannati in via definitiva per reati di corruzione. Per condanne fino a 2 anni, il “DASPO” può durare dai 5 ai 7 anni. Quando la condanna è superiore a 2 anni, l’interdizione è a vita;

– l’equiparazione della corruzione a reati di grave allarme sociale quali l’associazione mafiosa o terroristica, in virtù della quale non sarà possibile accedere ai benefici penitenziari;

– la possibilità, per i pubblici ufficiali corrotti, di pentirsi e collaborare con l’autorità giudiziaria, potendo usufruire di apposite cause di non punibilità;

– la confisca dei beni anche per i reati estinti per amnistia o prescrizione, qualora sia già arrivata una condanna almeno di primo grado;

– la procedibilità d’ufficio per l’appropriazione indebita aggravata e la corruzione tra privati;

– l’assorbimento del reato di millantato credito all’interno della figura del traffico di influenze illecite;

– l’eliminazione della possibilità di elargire in forma anonima donazioni a partiti, fondazioni e altri organismi politici;

– la possibilità di utilizzare agenti sotto copertura anche per i reati di corruzione.

Proprio con riferimento alle operazioni sotto copertura, la pubblicazione del testo finale potrà finalmente dissipare le incertezze ingenerate nell’opinione pubblica riguardo la possibilità di utilizzare anche i cosiddetti “agenti provocatori”. Questi ultimi, infatti, facilitano episodi di corruzione al fine di individuare corrotti potenziali ed il loro utilizzo – non previsto nel nostro ordinamento – viene considerato, in modo pressoché unanime dal mondo giudiziario, accademico e forense, incompatibile con i principi della Costituzione italiana in materia penale.

All’opposto, l’introduzione della figura dell’agente sotto copertura nelle indagini relative a fatti di corruzione era già prevista dall’art. 50 della Convenzione di Merida del 2003 (Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione), ratificata dall’Italia con legge n. 116/2009 – oltre ad essere già utilizzata per reati di mafia, terrorismo, pedopornografia.

Per cogliere le differenze tra i due tipi di operazioni si possono spendere due esempi: nel caso dell’agente provocatore, un soggetto cerca di corrompere un pubblico ufficiale che, in caso di conclusione del pactum sceleris, risponderà del reato commesso. Nel caso dell’agente sotto copertura, invece, il soggetto infiltrato partecipa all’attività criminosa altrui, ma non può causare o dare esecuzione al reato. Si pensi, ad esempio, ad un partecipante ad una gara pubblica che viene “invitato” a ritirare l’offerta.

Sostanzialmente, nel caso dell’agente provocatore il fatto non verrebbe commesso senza la sollecitazione dell’infiltrato e, nelle operazioni sotto copertura, il fatto di reato si verificherebbe indipendentemente dalla presenza dell’agente infiltrato.

Su questo punto immediate le reazioni dell’opposizione, che, già da prima dell’insediamento del governo giallo-verde, denunciavano con forza alcune perplessità sulle proposte contenute nel contratto di governo in materia di giustizia, evocando una pericolosa deriva giustizialista.

Oltre al nodo da sciogliere dell’agente provocatore, il d.d.l. si è attirato ulteriori critiche, in particolar modo la paventata incostituzionalità della confisca anche in caso di prescrizione e amnistia.

Nel complesso, comunque, merita di essere valutata positivamente la scelta di intervenire con urgenza in un settore della legislazione che, a partire dalla legge n. 190/2012, ha intrapreso un percorso virtuoso, necessitando tuttavia di interventi integrativi e correttivi. I punti chiave del d.d.l. si muovono nella giusta direzione, pur risultando opportuno limare in sede parlamentare gli aspetti che presentano i maggiori profili di incompatibilità. In particolare, necessita di essere definito con precisione il ruolo e le funzioni dell’agente sotto copertura.

Luca Savoia