//Quale futuro per il decreto “Sblocca-cantieri”?

Quale futuro per il decreto “Sblocca-cantieri”?

Nato con lo scopo dichiarato, all’art. 1, “di rilanciare gli investimenti pubblici e di facilitare l’apertura dei cantieri per la realizzazione delle opere pubbliche”, il D.L. 32/2019, c.d. “sblocca-cantieri”, è stato convertito in legge (L. 55/2019) e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 giugno 2019. Tale decreto rappresenta(va?) il primo tassello di una riforma organica in materia di appalti e contrattualistica pubblica che avrebbe dovuto vedere la luce con l’approvazione del disegno di legge delega n. 1162, di sostanziale riscrittura del d.lgs. 50/2016, il vigente Codice degli appalti.

Il decreto “Sblocca-cantieri”, oltre a prevedere una serie di norme aventi carattere temporaneo recanti la sospensione, a titolo sperimentale fino al 31 dicembre 2020, di talune disposizioni del Codice degli appalti, interviene in via diretta su quest’ultimo, introducendo molteplici novità. Tra queste, meritano particolare attenzione:

• Il ritorno al “Regolamento unico di attuazione” e l’abbandono della “soft regulation”, posta in essere con l’adozione delle Linee guida da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (A.N.A.C.), per la regolamentazione di aspetti di dettaglio, disciplinati solo in via generale dal Codice degli appalti.

• L’eliminazione del c.d. “rito super-accelerato appalti” per l’impugnazione di ammissioni ed esclusioni dalle gare. Il rito speciale era stato introdotto contestualmente all’adozione del vigente Codice al fine di non paralizzare le gare mediante la proposizione di ricorsi in fase avanzata del procedimento ad evidenza pubblica. Il rito super-accelerato, tuttavia, non ha avuto molta fortuna, in virtù dei dubbi di incostituzionalità che ha generato, i quali, peraltro, sono stati recentemente portati all’attenzione della Corte Costituzionale.

• L’estensione, per i contratti sotto-soglia comunitaria, dell’affidamento diretto previo confronto informale di tre preventivi, in luogo dei dieci previgenti, fino a 150.000 €.

• La possibilità di applicare il criterio del prezzo più basso a tutti gli appalti sotto-soglia comunitaria (fissata in 5.225.000€ per gli appalti pubblici di lavori e per le concessioni), tranne i limitati casi di utilizzo obbligatorio del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in rapporto qualità/prezzo.

Alcune di queste modifiche, a parere della maggior parte degli addetti ai lavori, risultano essere di indubbia utilità (si pensi al caso del superamento del rito super-accelerato); al tempo stesso, ve ne sono altre che hanno sollevato più d’una perplessità. Come ha messo in evidenza il dimissionario Presidente dell’A.N.A.C. Raffaele Cantone, infatti, la norma che prevede l’affidamento diretto fino a 150.000 € con una procedura informale potrebbe favorire la proliferazione della corruzione. Lo stesso Cantone, inoltre, ha ricordato come tutto il sistema di “Mafia Capitale” si sia retto sugli affidamenti diretti.

Altro nodo problematico riguarda la possibilità di aggiudicare gli appalti mediante il criterio del prezzo più basso.

Difatti, con il nuovo Codice degli appalti si era rovesciata la logica seguita dal codice previgente, relegando il criterio del prezzo più basso ad un ruolo marginale. Oggi, con lo Sblocca-cantieri, tale criterio di aggiudicazione acquisisce nuova linfa, a scapito del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e della qualità delle opere e dei lavori da eseguire.

Infine, da più parti è stato criticato l’approccio seguito dal Legislatore negli ultimi venti anni, cioè quello di procedere con continue modifiche delle norme vigenti, non favorendo il fisiologico processo di sedimentazione di cui necessita ogni normativa.

Il decreto “Sblocca-cantieri”, come è noto, è figlio dalla maggioranza giallo-verde, i cui esponenti hanno sempre posto l’accento sulle sue virtuosità di fronte alle serrate critiche delle opposizioni. L’insediamento del nuovo governo, sostenuto da una nuova maggioranza PD-M5S, avrà delle ripercussioni sull’impianto normativo dello “Sblocca-cantieri”? È quanto si domandano in queste settimane osservatori ed imprese, in un Paese dove non è sempre facile trovare un giusto equilibrio tra la tutela della legalità e la necessità di realizzare le opere pubbliche.

Luca Savoia